Plusdotati e mondo del lavoro in una illustrazione che mette in rapporto Nemo con il lavoro e la sua ricerca

Difficoltà dei plusdotati nel mondo del lavoro: quali strategie adottare?

Per molti giovani laureati la fine dell’università coincide con l’inizio della ricerca del primo impiego. Per me è stata l’inizio di una crisi esistenziale.

Avevo studiato, accumulato competenze, coltivato interessi in campi diversi e imparato velocemente. Eppure, davanti alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?”, mi sentivo più persa di prima. Come si sceglie una sola strada quando se ne vedono decine? 

Molti dei miei coetanei avevano priorità che apparivano chiare: trovare un’azienda prestigiosa, costruire una carriera lineare, raggiungere una stabilità economica.

Io volevo fare la differenza. Ed è iniziata così la mia personale ricerca di Nemo. 

La ricerca di Nemo-lavoro: in questo caso essere Dory avrebbe aiutato!

Una ricerca durata anni, fatta di tentativi, entusiasmi improvvisi, delusioni e continui cambi di prospettiva. Una ricerca che, se devo essere sincera, non è ancora terminata del tutto. Però mi ha insegnato qualcosa di fondamentale: a volte trovare la propria strada significa prima capire chi non vogliamo essere e cosa non vogliamo fare.

Il rapporto tra plusdotati e mondo del lavoro è spesso complesso. Molti studi suggeriscono che le persone plusdotate tendano ad attribuire una forte importanza al significato e all’impatto del proprio lavoro.

Non è raro trovare adulti plusdotati in professioni legate all’insegnamento, alla psicologia, all’arte, all’accompagnamento delle persone, alla ricerca o ad attività orientate al benessere collettivo. Non perché tutti debbano scegliere professioni d’aiuto, ma perché spesso il bisogno di contribuire a qualcosa percepito come utile è particolarmente intenso. 

Quando questo bisogno viene ignorato, il rischio è quello di cercare di adattarsi a modelli che funzionano bene per altri ma non per noi.

Anch’io ci ho provato più volte.

Il “cappio invisibile” del mondo neurotipico per gli adulti plusdotati 

Il mondo neurotipico ha una sua attrattiva, offre percorsi chiari, tappe definite e criteri di successo facilmente riconoscibili. Ma per chi vive la plusdotazione nel lavoro questo contesto  può trasformarsi in una sorta di cappio invisibile: più ci si sforza di aderire a un modello che non rispecchia il proprio funzionamento, più cresce la sensazione di essere fuori posto.

Un po’ come Elsa in Frozen.

Per gran parte della sua storia tenta di controllare ciò che è, di nascondere le proprie caratteristiche per adattarsi alle aspettative degli altri. Solo quando smette di combattere contro la propria natura e costruisce il suo palazzo di ghiaccio trova finalmente uno spazio in cui può esistere senza chiedere scusa.

La ricerca del lavoro giusto, per molte persone plusdotate, assomiglia proprio a questo. Anche il concetto di multipotenzialità può entrare in gioco: la possibilità di eccellere in ambiti diversi, con interessi molteplici e trasversali, che però a volte rendono più complessa la scelta di una direzione unica.

Plusdotati e mondo del lavoro è come Vanellope in Ralph Spacca Internet. Nel suo mondo è un “glitch”, qualcosa che non funziona come dovrebbe.

Plusdotati e mondo del lavoro: quando Dash degli Incredibili mette la mascherina 

Conoscete Dash degli Incredibili? Il bambino biondo che può correre a una velocità impossibile ma che passa metà della sua vita a sentirsi dire di rallentare.

Per molti plusdotati il mondo del lavoro può assomigliare a questo.

Attenzione! Velocità non significa infallibilità. Essere rapidi non vuol dire non commettere errori. Anzi, a volte la mente corre così tanto da saltare qualche dettaglio lungo la strada. Ma la sensazione di fondo rimane quella di vivere costantemente con il freno a mano tirato.

Se siete plusdotati, probabilmente almeno una di queste situazioni vi farà sorridere amaramente. Se invece convivete o lavorate con una persona plusdotata, questo elenco potrebbe aiutarvi a capire perché arriva a fine giornata esausta pur non avendo corso una maratona:

  • Partecipare a riunioni in cui la soluzione era chiara dopo i primi cinque minuti, mentre il confronto continua per un’ora.
  • Terminare un’attività in tempi molto più rapidi del previsto e decidere di non dirlo, per evitare di diventare “l’Hermione Granger” dell’ufficio, quella che sembra sempre sapere tutto o finire tutto prima degli altri.
  • Avere una sensibilità elevata agli stimoli. Open space rumorosi, telefoni che squillano, luci artificiali aggressive, conversazioni sovrapposte: elementi che per molti rappresentano semplice sottofondo possono trasformarsi in veri e propri ladri di energia.
  • Faticare a gestire le priorità. Molti strumenti organizzativi si basano sul distinguere ciò che è urgente da ciò che è importante. Il problema è che un cervello plusdotato tende spesso a vedere entrambe le cose contemporaneamente. Tutto sembra meritevole di attenzione, tutto sembra richiedere il massimo impegno.
  • Combattere con la procrastinazione. Quella che dall’esterno viene spesso scambiata per pigrizia, disorganizzazione o mancanza di interesse. In realtà, dietro la procrastinazione possono nascondersi perfezionismo, sovraccarico mentale o bisogno di stimolazione. Così si rimanda, si rimanda ancora e poi, in un finale degno di Saetta McQueen all’ultima curva, si completa il lavoro in tempi record ottenendo spesso risultati eccellenti.

Come smettere di glitchare senza smettere di essere Vanellope.

In un certo senso, è come Vanellope in Ralph Spacca Internet. Nel suo mondo è un “glitch”, qualcosa che non funziona come dovrebbe. Eppure non è lei a essere sbagliata: è il sistema che non è costruito per il suo modo di funzionare. 

Nel mondo del lavoro, i plusdotati  vivono una sensazione simile: non di non essere capaci, ma di non essere “compatibili” con il sistema standard. Le strategie non servono a cancellare il glitch, ma a renderlo sostenibile:

  • Alternare attività noiose con attività stimolanti – Usare una sorta di “ricompensa mentale”: dopo un compito poco interessante, inserire uno stimolo che attiva motivazione e attenzione.
  • Scegliere ambienti che favoriscono la concentrazione – Spazi più silenziosi, possibilità di smart working, cuffie o noise cancelling per ridurre il sovraccarico sensoriale.
  • Organizzare le attività in base ai tempi, non solo alla priorità – Non solo “cosa è più importante”, ma “cosa scade prima” e quanto tempo reale richiede ogni attività.
  • Sfruttare la risposta all’urgenza senza colpevolizzarsi – Molte persone plusdotate rendono meglio sotto pressione: il punto non è evitarlo sempre, ma imparare a gestirlo senza arrivare al burnout.
  • Spezzare i compiti in micro-attività – Riduce il blocco iniziale e aiuta a iniziare anche quando il compito sembra troppo grande o noioso.
  • Body doubling (lavorare “in presenza” di qualcuno) anche virtuale: la presenza di un’altra persona aumenta focus e continuità.
  • Darsi “scadenze artificiali” se il sistema funziona solo con l’urgenza, creare mini-deadline interne invece di aspettare quella finale.
  • Definire il “sufficiente” invece del “perfetto” – Spostando il focus da qualità assoluta a efficacia reale del risultato.

E tu, come vivi il tuo lavoro?

Ti sei mai riconosciutə in queste dinamiche? Hai mai avuto la sensazione di funzionare diversamente in un ufficio o in un team strutturato per la norma?

Se ti va di approfondire cosa significhi essere un adulto plusdotato, o se vuoi raccontarmi come te la cavi tra velocità e glitch quotidiani, scrivimelo nei commenti o mandami un messaggio.

Mi piacerebbe molto conoscere la tua esperienza nel mondo del lavoro.

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