Quante volte hai pensato di essere fuori luogo? O funzionare diversamente rispetto al resto del mondo? Ragionare come il bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie urlando sempre è tardi, è tardi!
Come se non riuscissi mai a organizzarti lasciando che siano le attività e gli eventi a sopraffarti o ti sei sentitə travolto dai pensieri, dagli stimoli, dalle aspettative – tue e degli altri? Se ti riconosci in queste parole, sappi che non sei solə.
Scopri leggendo cosa significa riconoscere un adulto plusdotato e come questa consapevolezza può aiutarti a rileggere certe situazioni.
Adulto e plusdotato sono due parole che non si trovano spesso legate insieme
Perché a essere valutati come plusdotati sono spesso i bambini/bambine. Gli adulti mascherano meglio la loro divergenza, avendo imparato negli anni come nascondersi, come uniformarsi a un contesto che spesso non gli appartiene. Per molto tempo la plusdotazione é stata collegata a prestazioni scolastiche. Terminata la scuola, terminato il supporto o l’eccezionalitá del singolo.
Non è cosí. Essere adulti plusdotati è piú complesso e difficile.
Entrare nel mondo adulto significa rientrare in regole predefinite. Significa seguire una strada lineare. Avere un lavoro, mettere da parte i soldi, pianificare un futuro e magari perché no avere una famiglia. Diventare un punto di riferimento. Essere adulti è un processo che passa in determinate tappe e le attraversa. Un plusdotato non sopporta le strade preconfezionate, le regole, i confini e i limiti. Il plusdotato vuole decidere come vuole e quando vuole.
Sembra quasi tutto divertente, vero? Peccato che, nel mondo costruito a misura di neurotipici, questo non sia possibile. Il mondo che il bambino/la bambina plusdotato immaginava – pieno di libertà, stimoli e possibilità – non è lo stesso in cui, da adulto, può davvero sentirsi se stessə.

Io vorrei saltellare nel cielo mica stare seduta qui!
Questo è il pensiero che occupa gran parte delle mie giornate. Un pensiero che molta gente definirebbe immaturo, altra incompleto e altra gente ancora semplicemente insensato.
Eppure è il cuore delle emozioni che provo, il riassunto estremo di quel susseguirsi continuo di pensieri. Evidenzia la costante frustrazione di desiderare l’impossibile e non ottenerlo.
Perché è così che una persona plusdotata si sente, racchiusa in una fluttuante bolla di ciò che vorrebbe mentre è inchiodata alla sedia-realtà di ciò che è! Scendiamo però un attimo da questa sedia, alziamoci in piedi che le gambe sono un po’ addormentate (quanto tempo sono rimasta nella stessa posizione?) e osserviamo dall’esterno la scena, come se ci guardassimo allo specchio. Tu cosa noti?
Come riconoscere un adulto plusdotato?
Vorrei iniziare condividendo ciò che vedo io: nulla di strano, nulla di diverso. Vedo una persona come le altre seduta a una scrivania. Quanti anni ha? Da un’angolatura mi sembra una persona molto giovane, ma appena mi sposto il profilo è quello di una persona più anziana.
La verità è che riconoscere un adulto plusdotato dall’esterno è quasi impossibile: non c’è nulla di visibile che lo distingua a colpo d’occhio. Ciò che realmente differisce sono gli infiniti mondi in cui i suoi pensieri vagano contemporaneamente e finché non hai una conversazione difficilmente riesci a riconoscerlo. Ma proseguiamo nella nostra attenta osservazione della persona sulla sedia domandandoci che caratteristiche abbia.
La noia, la frustrazione e la fuga – Cronache di NeuroNarnia
Mi avvicino e con la coda dell’occhio noto un bigliettino. Allungo la mano e lo leggo ad alta voce: la plusdotazione è una neuro atipicità caratterizzata da specifiche peculiarità neuropsicologiche. La fascia di Plusdotazione Cognitiva (Giftedness) viene valutata con QI superiore a 130, +2 DS.
Hai letto davvero parola per parola questa frase o come me l’hai letta velocemente saltando le parole perché meno interessante? Le parole complesse e specifiche spengono il focus. Annoiano, infastidiscono, spostano l’attenzione.
Come mai? Le persone con divergenza cognitiva faticano a concentrarsi su argomenti che per loro appaiono noiosi:
- Hanno costante bisogno di stimoli per rimanere concentrati;
- Perdono facilmente la concentrazione appena qualcosa di nuovo e interessante si presenta ai loro occhi.
Non parlo solo di testi da leggere, ma anche di attività, studio, persone e lavoro.
La velocitá di pensiero porta ad avere una risposta (corretta o meno, ma sicuramente elaborata e realizzata internamente) in un brevissimo tempo rispetto ai neurotipici.
Essere giá arrivati a una soluzione ci distacca dalla realtá (immagina di essere a un meeting e di sapere giá quale sia la risposta alle domande che si pongono).
Qui subentra la noia e la frustrazione. La prima ci porta a deconcentrarsi, la seconda a innervosirci e a chiederci perché ci sentiamo così diversi.
Finché si è piccoli, perdersi nella propria immaginazione è visto dall’esterno come un atto naturale, di esplorazione. Da adulti spesso è visto come un non voler crescere, un’ingenuitá al limite che rende poco professionali, seri e perché no, poco adulti.
La velocità di pensiero – verso l’infinito e oltre … ma dove stavamo andando?
Osservo meglio la persona seduta davanti a me, ma non noto differenze. Eppure, il bigliettino che ho letto ne segnalava alcune. Faccio per andarmene, quando percepisco un suono leggero, quasi impercettibile.
Da dove proviene? Riesci a sentirlo anche tu? È il rumore dei pensieri. Veloci, incessanti come biglie che si scontrano e si disperdono in mille direzioni. Pensare può davvero fare rumore.
Questa è una delle chiavi per riconoscere un adulto plusdotato: un’intelligenza atipica, con un pensiero divergente, arborescente e una rapidità di elaborazione fuori dal comune.
Tutto ciò comporta:
- Sentirsi diversi e pieni di dubbi, chiedendosi continuamente: “Ha senso quello che faccio?”
- Variare tra lentezza e velocità nel capire le cose, con il timore di essere troppo intelligenti o troppo lenti.
- Dubitare di sé stessi. Ciao! Sindrome dell’impostore!
- Percepire il tempo in modo fluido con ieri, oggi e domani che si mescolano.
- Non riuscire a fermare i pensieri. Le mille idee che affollano la mente.
- Faticare a organizzarsi, perché tutto sembra urgente e stimolante.
Riconoscere un adulto plusdotato significa vedere anche il potenzial
Tutto qui? No, non è solo caos: il pensiero arborescente è anche un dono. Ti permette di:
- Prevedere pattern e anticipare eventi.
- Fare connessioni creative e trovare soluzioni innovative.
- Vedere soluzioni prima degli altri, mentre cercano ancora la porta giusta.
- Non annoiarti mai, perché la tua mente è sempre in movimento
Immagina di avere un’astronave piena di pulsanti. Se impari a premerli nel modo giusto, puoi viaggiare ovunque; ma se li premi a caso o segui istruzioni pensate per un altro tipo di pilota, rischi di restare fermə… o precipitare.
Ogni aspetto di noi ha il suo opposto: siamo un sistema complesso, fatto di connessioni che vanno comprese prima di poter funzionare al meglio. Se non troviamo il modo giusto di gestire la nostra astronave, finiamo per:
- Volare a velocità folle in tutte le direzioni senza una rotta chiara, sommersi da progetti e idee.
- Essere sopraffatti dai suoni e dalle luci, tanto da rendere impossibile anche una semplice spesa al supermercato.
- Analizzare ogni dettaglio dell’ambiente in cerca di pericoli, fino a farci travolgere dall’ansia.
- Chiederci continuamente “in che senso?”, perché ogni frase deve avere un significato preciso per essere afferrata.
- Subire blackout, con il cervello che va in sovraccarico quando troppe opzioni lo bloccano, anche per scelte banali come fare una valigia.
- Perdersi tra mille possibilità senza riuscire a trovarne una davvero utile.
- Sentirsi fuori posto, sapere di poter fare tutto ma dimenticare che il giorno ha solo 24 ore… anche se a noi sembrano almeno il doppio.
Guidare questa astronave non è facile, ma con la giusta consapevolezza possiamo farla decollare nella direzione che vogliamo.
E poi c’è la grande difficoltà: perdersi.
L’astronave è pronta, il motore romba, la rotta sembra chiara e decolliamo.
Solo per accorgerci a metà viaggio che non sappiamo dove stiamo andando. Imparare a riconoscere un adulto plusdotato non vuol dire applicare un’etichetta, ma accogliere un modo di sentire e pensare fuori dagli schemi, spesso sommerso da aspettative e silenzi.
Di ansia, aspettative ed emozioni irregolari – Hakuna Matata! Magari fosse cosí semplice
Come è possibile conoscere la strada ma non sapere dove stiamo andando? Seguire un percorso già tracciato è semplice, ma per le persone plusdotate significa rinunciare alla propria natura di innovatori. Sanno di avere un potenziale, di poter fare la differenza, ma non sempre sanno da dove partire. È come trovarsi sospesi a mezz’aria, con il mondo degli adulti che attende, mentre la direzione da prendere resta incerta.
L’astronave è in volo, il mondo degli adulti è lì che attende e noi siamo in quel bilico in aria e non sappiamo dove dirigerci.
Guarda un pó piú a destra .. si li. Hai visto chi si é appena accomodata nel sedile accanto?
- Ansia: L’ansia è una presenza costante, una spinta interiore che alimenta il desiderio di fare di più ma allo stesso tempo frena, intrappolando in un limbo tra potenziale e aspettative esterne. È un fuoco interiore che brucia senza indicazioni, portando all’accumulo di attività e alla paura di non essere abbastanza.
- Aspettative: Il confronto tra il mondo interiore e quello esterno genera una tensione costante. Si vive in bilico tra il desiderio di esprimere un cambiamento e l’impossibilità di conformarsi a un percorso già tracciato. Il bisogno di validazione spinge a dimostrare il proprio valore, ma questo scontro tra due realtà porta spesso a sentirsi fuori posto, incapaci di soddisfare pienamente nessuna delle due.
- Emozioni irregolari: Le emozioni sono intense, imprevedibili, capaci di travolgere come un’onda improvvisa. Non sono solo vissute, ma assorbite anche dall’esterno, rendendo difficile distinguere i propri sentimenti da quelli altrui. Questa sensibilità profonda è tanto un peso quanto un dono, capace di connettere profondamente con il mondo ma anche di sovraccaricare.
E quando finiamo in questo limbo arriva qualcuno che dice: Hakuna Matata! Ovvero rilassati, senza pensieri. E lì crolla tutto, perché un adulto plusdotato non può stare senza pensieri. Può imparare a gestirli, a sistemarli in un cassetto e lasciare che riposino, ma non può separarsene.
Dobbiamo davvero rinunciare alla nostra coda per uniformarci al mondo degli umani?
Ariel nel cartone della Sirenetta desidera qualcosa che non può avere e pur di ottenere le gambe e vivere nel mondo degli umani, rinuncia alla sua unicità e non solo perde la coda ma anche la voce e la possibilitá di esprimersi. Dobbiamo per forza rinunciare a chi siamo per uniformarci a un mondo che non comprendiamo fino in fondo?
Quando parliamo di riconoscere un adulto plusdotato, non esistono regole standard: la differenza sta nel pensiero, nell’attitudine, nella percezione. Non c’è nulla di sbagliato né di complicato. Bisogna imparare a comprendersi, capirsi, accettarsi e seguire un percorso che permetta di vedere in giusta prospettiva.
Ecco a cosa serve la valutazione, a sentirsi in grado di funzionare di nuovo. Se in queste righe ti sei riconosciutə anche solo un po’, sappi che non sei solə. L’astronave possiamo guidarla insieme e indirizzarla dove preferisci.
