Ragazza sopraffatta dall'overthinking e dalla plusdotazione mentre è seduta a pensare sul divano.

Il Ragno e la Stasi: overthinking spiegato facile

Conosci il detto “non cavare un ragno dal buco”? Ecco, io il ragno dovevo farlo rientrare nella tana. Invece ho pensato troppo e non ho concluso niente.

Era sera, poco prima di andare a dormire, sai quel momento difficile in cui i pensieri si svegliano e cominciano la loro danza. Vicino alla doccia, vedo un ragno. Silenzioso, immobile, come me.

Presumibilmente, in un mondo senza pensiero iperattivo, le due azioni disponibili sarebbero state:

  • Ucciderlo (non lo farei, ma non giudico chi lo fa)
  • Lasciarlo lì (e magari dormire chiudendo la porta del bagno)

Invece, mentre oscillavo tra queste due scelte, si è spalancato l’abisso: l’overthinking ha preso il controllo, costruendo castelli di fuoco su fondali d’acqua.

Bellissimi castelli, sì (quelli da cartone Disney) ma privi di fondamenta, galleggianti, sospesi. 

Perché pensiamo troppo? L’abisso dei dilemmi infiniti 

Immediatamente, è scattato l’interrogatorio: chi era quel ragno? Aveva una storia? Una famiglia? Un nido proprio lì, a pochi centimetri da me? Mi sono ritrovata a chiedermi se ucciderlo fosse un atto crudele verso qualcuno che lo aspettava, o se quel piccolo essere fosse realmente un pericolo. 

Il vero corto circuito è arrivato un istante dopo, con un sospetto ancora più assurdo: quel ragno giallo somigliava tantissimo a quelli visti alle terme il weekend precedente.

E se fosse venuto via con me? Nascosto in un asciugamano, trascinato lontano da casa per colpa della mia distrazione?

In un attimo, quello che era solo un piccolo insetto sulla parete si è trasformato in un groviglio di dilemmi etici e filosofici. Ero intrappolata in un’analisi infinita che non portava a nessuna conclusione.

E nel frattempo, il ragno è scappato. Semplice. Diretto. Efficiente.

Lui ha agito mentre io mi perdevo nei miei stessi pensieri. Succede così anche nella vita: nel tentativo di trovare la risposta perfetta o di prevedere ogni conseguenza, il momento giusto scivola via. 

Alla fine, io non ne ho cavato un ragno dal buco, ma il ragno, dal buco, se n’è andato da solo.

Illustrazione di castelli in aria che simboleggiano i pensieri mossi da overthinking e plusdotazione.

Overthinking e plusdotazione: il collegamento invisibile

Per tanto tempo ho pensato che l’overthinking fosse un problema mio. Un difetto di fabbrica, una strana ossessione per i dettagli che gli altri nemmeno notavano. Poi ho scoperto una parola che ha cambiato tutto: plusdotazione.

Non si tratta solo di “essere intelligenti”, ma di avere un sistema nervoso che reagisce agli stimoli con un’intensità fuori dal comune. Lo psicologo Kazimierz Dabrowski ha definito questa caratteristica overexcitability (sovraeccitabilità).

In pratica, è come se la centralina della nostra mente fosse costantemente sovraccarica, manifestandosi in cinque forme principali:

  • Intellettuale – È la fame di conoscenza, il bisogno di capire il perché di ogni cosa. La spinta che ti porta a trasformare un semplice ragno in un caso filosofico.
  • Emotiva – Significa sentire tutto in modo profondo e totalizzante. Un dilemma etico non è solo un pensiero, è una sensazione che vibra nel petto.
  • Immaginativa- La capacità di creare mondi, scenari e castelli in aria in pochi secondi, la mente che visualizza il viaggio del ragno dalle terme a casa tua.
  • Sensoriale –  Una percezione amplificata dei dettagli (luci, odori, suoni) che spesso alimenta il flusso dei pensieri.
  • Psicomotoria – Quel surplus di energia che si traduce in irrequietezza o nella necessità di muoversi continuamente quando la mente è troppo piena.

La mente plusdotata e l’intensità del pensiero 

Nel mio caso, e forse anche nel tuo,  le prime tre si intrecciano ogni giorno. Pensiero che non si spegne, emozione che ribolle, immaginazione che costruisce realtà alternative. Tutta questa intensità, però, ha un prezzo: leccesso di pensiero può bloccare l’azione.

Mentre costruisci scenari infiniti, la realtà continua a muoversi e tu resti fermo. Il ragno scappa, l’opportunità sfuma, eppure dentro la testa il film continua a girare senza sosta.

Overthinking e plusdotazione rappresentati da un ragno che scende giù lungo la sua tela.

Come uscire dalla stasi: consigli pratici per menti iperattive 

Pensare troppo non è un difetto: è un sintomo di una mente intensamente viva. Ma se ti senti intrappolato nel pensiero continuo, il primo passo è riconoscerne l’origine. 

Invece di combattere l’overthinking, prova ad accoglierlo, ma con un confine preciso. Concediti 5 minuti di flusso libero senza giudizio: lascia che la mente corra, faccia collegamenti assurdi e costruisca i suoi castelli. Spesso, se lasciata libera di esprimersi, la mente plusdotata attiva intuizioni incredibili o rivela soluzioni a problemi che non sapevi nemmeno di avere. 

In quel caos potrebbe nascondersi un messaggio importante o la risposta a un disagio profondo. Una volta scaduti i 5 minuti, però, rompi l’incantesimo con il movimento

Sembra un consiglio banale, ma spostarsi fisicamente –  alzarsi dalla sedia, camminare, cambiare stanza – serve a svegliare il cervello dalla stasi e riportarlo nel presente. Solo a questo punto, con un distacco maggiore, puoi passare all’azione strategica. 

Poiché l’overthinking nasce spesso da un eccesso di connessioni disordinate, mettere i pensieri fuori di te attraverso uno schema visivo o una mappa mentale ti permetterà di:

  • Arginare il flusso: dare un confine fisico a pensieri che sembrano infiniti.
  • Visualizzare le alternative: guardare le opzioni dall’alto, senza restarne sommersi.
  • Decidere con chiarezza: scegliere la strada da prendere senza il peso del rimuginio costante.

Overthinking che blocca: quando pensare troppo ci impedisce di vivere (e cosa c’entra la plusdotazione) 

Non so che fine abbia fatto quel ragno se sia tornato nel suo nido o se stia ancora esplorando il mio bagno, ma so che è servito a ricordarmi che pensare tanto è bellissimo, ma agire è vitale.

Se non impariamo a gestire il flusso, rischiamo di restare spettatori di un film bellissimo proiettato solo nella nostra testa, mentre la vita reale scappa via leggera su otto zampe.

E tu, ti senti spesso intrappolato in questa stasi?  Se ti riconosci in questi tratti, vieni con me a scoprire meglio la plusdotazione adulta, non è solo un questione di QI alto ma un modo di percepire, sentire e pensare.

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